"Un'Isola"
Forse non l'Isola per eccellenza, chè forse ci portiamo silenziosa dentro, ma la comune proiezione di tanti visioni diverse fuse in una sola: questa, passati tanti mesi poteva essere l'intenzione di Rodolfo Arcanà, e ancora di più di Patrizia.
Quell'isola, giova dirlo, esiste. Esiste nella costruzione di libertà e di affinamento tecnico ed espressivo di ognuno di noi. Un'isola di maieutica in mezzo al mondo vero, alle bollette e al frigo vuoto. Un modo di risollevarsi lo spirito per scrivere, nel modo più personale, chi si è, dove si sta andando, per ottenere forse il traguardo più importante: essere capiti, accettati, da mond iestranei, lontani dal nostro.
E allora, confesso di capire solo adesso cosa significa essere in Scripta, o dirsi Scriptiano. E' una tensione al miglioramento, verso un equilibrio nuovo, ma sempre ascoltando tutti, gli eretici che frustano, i riottosi che scalciano, i saggi che scuotono.
Vi prego, non gettiamo via tutta questa libertà solo per un'incurabile Sindrome Di Crono..Che a chi non sa creare lascia la sola libertà di distruggere.
"Taifun"
Incominciò così.
Poche righe scritte immaginando piccoli mondi altri. Poi non ricordo più, una nube di polvere e sangue.
Voci, strepiti, urla, e infine un sonno simile alla morte. Intanto tra le rovine ci si agitava, increduli che fosse successo l'imprevedibile
Ma l'Isola riusci a piegare la calamità, anche se tante palme erano state sradicate e distese tra il mare e la sabbia, insieme al loro carico di frutti. Carapaci di crostacei e conchiglie senza più i loro abitanti, e sassi, e resti di animali. Quei giorni su Scripta regnava solo il silenzio.
Poi venne la nuova alba, e il sapore amaro del sonno (o del sogno) svanì.
Testo di Gianluca Iovine


